Vaccino per la prevenzione dei tumori al collo dell’utero

Protegge contro nove tipi di papillomavirus (Hpv), riuscendo a prevenire fino al 90% dei tumori del collo dell’utero. È il vaccino 9-valente. Evoluzione dei due vaccini utilizzati fino ad oggi, il bivalente e il tetravalente, rappresenta un’arma ancora più efficace per prevenire non solo le lesioni precancerose, i tumori che colpiscono il collo dell'utero, la vulva, la vagina, l'ano, ma anche i condilomi genitali. Ma per chi è indicato? Da che età? Ne parliamo con la dottoressa Paola Rosaschino, responsabile dell’unità di ginecologia e ostetricia del Policlinico San Pietro, struttura da sempre molto sensibile alla prevenzione nei confronti.

Dottoressa Rosaschino, ma è davvero efficace il vaccino contro il tumore al collo dell’utero?

Assolutamente sì. Il tumore al collo dell'utero (che ogni anno colpisce in Italia oltre 3 mila donne ed è il più diffuso, dopo il cancro al seno, nella popolazione femminile tra i 15 e i 44 anni) è infatti il primo tumore per il quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto un rapporto di causa-effetto diretto tra virus (papilloma virus umano o HPV) e malattia. In altre parole si è visto che questo tumore è direttamente e totalmente riconducibile a un'infezione da virus (veicolata attraverso i rapporti sessuali); per questo la strategia di prevenzione migliore (come per altri virus) è la vaccinazione.

Quali vantaggi offre questo nuovo vaccino rispetto ai precedenti finora disponibili?

Questo vaccino rappresenta sicuramente un passo avanti importante: aggiunge sette ceppi di virus Hpv rispetto al vaccino bivalente e cinque rispetto al quadrivalente. Questo significa che, se con i due vaccini finora disponibili, possiamo prevenire circa il 70% dei tumori della cervice uterina (legati ai ceppi 16 e 18), con questo vaccino si può arrivare a prevenire circa il 90% del tumori da Papillomavirus, oltre ai condilomi genitali, ovvero escrescenze localizzate sulla pelle o sulle mucose della zona genitale che seppur in genere non pericolose possono risultare molto dolorose e fastidiose.  Sette dei nove tipi di Hpv inclusi nel vaccino (Hpv 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58) infatti sono ad alto rischio oncogeno e causano nel mondo circa il 90% dei tumori del collo dell'utero, il 90% dei casi di cancro anale Hpv correlati e circa l'80% delle lesioni cervicali di alto grado. I due tipi di Hpv a basso rischio oncogeno 6 e 11, oltre a essere causa del 90% dei condilomi genitali, sono al terzo posto di frequenza tra i tipi di Hpv che causano cancro della vagina o del pene, quarti nel cancro della vulva e quinti nel cancro dell’ano.

A che età andrebbe fatto?

L’ideale sarebbe farlo precocemente a partire dai 9 anni  ,prima dell’inizio dell’attività sessuale. Per questo in Lombardia la vaccinazione bi o quadrivalente viene offerta dal Sistema Sanitario Regionale alle ragazze di undici anni compiuti (quindi nel 12simo anno di vita) e da poco anche ai maschi nel 12mo anno di età.  Dopo questa età, fino ai 46 anni è comunque efficace, anche se non gratuita (è previsto il pagamento di un contributo).

Come viene somministrato?

Il vaccino viene somministrato per iniezione intramuscolare nella spalla in tre dosi (la seconda dose dopo due mesi dalla prima e la terza dopo sei mesi dalla prima).

Ma il vaccino può essere considerato un’alternativa al Pap test?

No, perché anche con il nuovo vaccino resta un 10% di tumori che non si possono prevenire poiché hanno una diversa genesi. Per questo, insieme alla vaccinazione, lo screening per il carcinoma cervicale o Pap test rimane un presidio di prevenzione fondamentale. Grazie al Pap test, cioè l’esame citologico delle cellule prelevate dal collo dell’utero, infatti è possibile identificare tempestivamente le lesioni pre-cancerose (il cancro al collo dell’utero è sempre preceduto sempre da alterazioni pre-cancerose) e intervenire in modo da evitare che possano evolvere, nei casi più gravi, in tumore.

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