Se la voce si altera: strumenti diagnostici all'avanguardia e terapie mini-invasive

L'alterazione della voce (in termini scientifici disfonia) è un problema diffuso. Molte sono infatti le categorie di persone a rischio. Innanzitutto i cosiddetti ″professionisti della voce″, come insegnanti, cantanti, lavoratori dei call-center e impiegati allo sportello. Ma anche persone che fanno lavori diversi. Fondamentale quindi, quando un paziente si presenta a una visita otorinolaringoiatrica, è raccogliere più informazioni possibili per poter inquadrare il caso clinico. In particolare bisogna fare attenzione alle cause correlate all’ambiente lavorativo (esposizione a sbalzi di temperatura, polveri, gas, vapori, forti rumori, ecc.) e alle abitudini di vita (fumo di sigaretta, abusi alcolici, ecc.) e, nelle donne, alla situazione ormonale. Da non trascurare infine il numero di ore giornaliere in cui il paziente parla. Come diagnosticarla? E soprattutto come curarla? Ne parla il dottor Antonio Foresti, responsabile dell'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria del Policlinico S. Pietro.

Dottor Foresti, quali sono i fattori di rischio che portano all’insorgenza dell’alterazione della voce?
Molti e diversi sono i fattori di rischio che possono portare a un'alterazione della voce, ad esempio fumo di sigaretta, esposizione a polveri e vapori, eccessivo numero di ore in cui si è costretti a parlare, il canto senza un’adeguata impostazione della voce, alterazioni ormonali, situazioni di stress emotivo.

Quali sono i nuovi strumenti per la diagnosi della disfonia?
L’indagine diagnostica oggi più attuale per il paziente con disfonia è la laringo-stroboscopia, esame che si esegue in regime ambulatoriale e con paziente sveglio, sia negli adulti che nei bambini (oltre i 6 anni).   Si può utilizzare o uno strumento a fibre ottiche flessibili (un sottile sondino di gomma, introdotto attraverso il naso), oppure uno strumento rigido (un tubo del calibro di 6 mm, contenente un’ottica a lenti prismatiche, posizionato a livello della bocca).  Questi strumenti sono collegati a una fonte di luce alogena o a led e permettono allo specialista di esaminare l’aspetto ed il movimento, normali o patologici, delle corde vocali.  Con lo specialista Otorinolaringoiatra collabora una Logopedista, che contribuisce allo studio del paziente con alterazione della voce. 

Quali invece i trattamenti per risolvere l’alterazione della voce?
La disfonia può essere dovuta a  problemi di movimento o  lesioni organiche  delle corde vocali e, a seconda della diversa origine, diversa è ovviamente anche la terapia.
I problemi di movimento delle corde colali, dovuti ad abitudini vocali sbagliate o alla presenza di lievi alterazioni delle corde vocali, vengono trattati per periodi variabili da caso a caso dalla logopedista, che, seguendo personalmente il paziente, organizza con lo stesso un ciclo di esercizi rieducativi: esercizi di respirazione, per coordinare i movimenti di emissione dell’aria con l’atto della emissione della voce o del canto (cioè il cosiddetto “accordo pneumo-fonico”), ed esercizi di vera e propria vocalizzazione guidata.
Le lesioni organiche delle corde vocali invece sono trattate con la fonochirurgia.   È questa una delicata e sofisticata tecnica micro-chirurgica eseguita in anestesia generale, non demolitiva e non invasiva, che ha come scopo il miglioramento della qualità della voce rimuovendo la causa che l’ha alterata. Le lesioni delle corde vocali che possono alterare la qualità della voce e che vengono sottoposte a fonochirurgia (come previsto dalle linee guida della Società Europea di Laringologia) sono per lo più benigne e si distinguono in acquisite, come polipo, cisti sottomucosa, edema di Reinke (tipico della donna fumatrice), nodulo particolarmente voluminoso, cicatrice retraente esito di precedente intervento chirurgico, e congenite, come smagliatura (detta “vergeture”), solco (detto “sulcus glottidis”), ponte mucoso, diaframma commissurale anteriore. Questa tecnica chirurgica inoltre è utilizzata per trattare piccole lesioni che, se non asportate, possono trasformarsi in tumori maligni (dette per questo pre-cancerose). In questi casi definiti “a rischio”, la probabilità percentuale di guarigione è molto elevata. 

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