Reflusso gastroesofageo nei più giovani: diagnosi e cura

La malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) consiste nella risalita dei succhi gastrici lungo l’esofago e si presenta con bruciore alla bocca dello stomaco, mal di gola, tosse cronica, asma o addirittura otiti. Si tratta di un disturbo che affligge persone di tutte le età, bambini inclusi. Ma come si fa a sapere se il proprio figlio  è affetto da reflusso gastroesofageo? Come riconoscere questo disturbo nei più piccoli? E quali esami fare per una diagnosi precisa? Ce ne parla il dottor Michele Ghezzi, pediatra dell’unità di pediatria e del Centro Pediatrico dell’Asma e della Tosse del Policlinico San Pietro. 

Dottor Ghezzi, che cosa s’intende per reflusso gastroesofageo? 

Secondo la definizione delle ultime linee guida della società Europea e Americana di Gastroenterologia Pediatrica, ilreflusso gastroesofageoè definito come il passaggio involontario di contenuto gastrico nell’esofago. Si tratta di un normale processo fisiologico che può avvenire durante la giornata anche  in soggetti sani di tutte le età. Tuttavia, il contenuto gastrico che refluisce in esofago contiene anche secrezioni gastriche, pancreatiche e biliari in grado di irritare e ledere la mucosa esofagea;  quando il reflusso provoca sintomi mal tollerati e/o complicazioni si definisce malattia da reflusso gastroesofageo.

Quali sono i fattori di rischio d’insorgenza del reflusso gastroesofageo?

Oltre a fattori genetici e costituzionali diversi studi hanno dimostrato come obesità e diete con eccesso di grassi facilitino l’insorgenza del disturbo. 

Anche i bambini nei primi anni di vita sono a rischio?

Il reflusso gastroesofageoè molto comune in tutte le età della vita. Nella prima infanzia si manifesta solitamente con rigurgito e/o vomito. Vomiti e conati sono riscontrabili nel 5-10% dei bambini di 3-4 mesi di età ma tendono a decresce nel tempo, fino a diventare rari a 18 mesi. Pertanto il reflusso gastroesofageonei bambini nel primo anno di vitapuò essere considerato come fisiologico e si presenta con rigurgiti e vomiti ricorrenti; va però sempre posta attenzione ai segnali d’allarme come ad esempio lo scarso accrescimento.

Quali sono i sintomi tipici del reflusso gastroesofageo?

Oltre al vomito e al rigurgito, può comparire dolore addominale, bruciore allo stomaco (pirosi), ipersalivazione (scialorrea) e ruminazione; la malattia da reflusso gastroesofageopuò però presentare anche sintomi atipici, coinvolgendo le vie aeree superiori (sinusiti croniche, laringiti ricorrenti, tosse cronica) e/o inferiori (polmoniti ricorrenti, scarso controllo della patologia asmatica).

Quali sono gli aspetti importanti per la diagnosi del reflusso?

Un’accurata anamnesi ed esame obiettivo sono fondamentali nell’indagare un sospetto di reflusso. Nei lattanti bisogna monitorare eventuali segnali d’allarme quale lo scarso accrescimento. Nei bambini con età superiore ai 2 anni non ci sono sintomi specifici. Negli adolescenti, così come per gli adulti, che soffrono di dolore toracico e pirosi ricorrenti (sintomi tipici) l’anamnesi e l’esame obiettivo risultano efficaci per la diagnosi.  

Quali sono gli esami da fare per diagnosticare la malattia da reflusso gastroesofageo?   

L’ecografia addominale non è raccomandata come esame di routine per la diagnosi di reflusso. La pH-metria, un tempo esame gold-standard per la diagnosi, si limita a valutare l’esposizione acida della mucosa esofagea. È utile per valutare la risposta alla terapia antisecretiva o per correlare i sintomi all’esposizione acida. La pH-impedenziometria è in grado di evidenziare reflussi sia acidi, che debolmente acidi o non acidi ed è superiore alla pH-metria nel correlare temporalmente episodi di reflusso con l’insorgenza dei sintomi. La radiografia dell’addome con pasto baritato non è utile per la diagnosi della malattia da reflusso gastroesofageo, ma per escludere anomalie anatomiche come diagnosi differenziale. L’endoscopia permette oltre alla valutazione diretta della mucosa esofagea anche l’esecuzione di biopsie. Non è considerata un’indagine di routine nella diagnosi della malattia da reflusso gastroesofageo, ma utile a escludere possibili diagnosi differenziali (Malattia di Crohn, esofagite eosinofila…).

In cosa consiste la pH-impedenziometria?

L'indagine viene effettuata mediante il posizionamento di un sondino specifico per via naso-gastrica. Tale sondino verrà collegato con un piccolo computer portatile e l’esame dura circa  24 ore. Può essere eseguito in regime ambulatoriale anche se spesso i pazienti in età pediatrica eseguono l’esame in regime di ricovero per monitorare la corretta esecuzione dell’indagine. Il paziente in queste 24 ore deve seguire le usuali abitudini quotidiane senza particolari restrizioni. Il paziente dovrà poi compilare un diario dettagliato con la descrizione dei sintomi avvertiti nelle 24 ore dell'esame.

Quali sono le possibili cure per il reflusso gastroesofageo?

Interventi sulle abitudini di vita quotidiane, specialmente sulla dieta, di questi pazienti spesso hanno portato a notevoli benefici e sono comunque necessari anche in pazienti sottoposti a regimi terapeutici per MRGE. La terapia con inibitori di pompa protonica deve essere indicata dopo attenta valutazione dello specialista e deve prevedere l’utilizzo della minima dose utile al controllo dei sintomi.

Esiste una correlazione tra malattia da reflusso gastroesofageo e asma o altre patologie respiratorie?

Sebbene ancora oggi dibattuta, vi sono evidenze in letteratura di una possibile correlazione tra malattia da reflusso gastroesofageo e diversi sintomi respiratori. In particolare la presenza della malattia va sempre esclusa tramite accurate indagini in casi di asma severa, o scarsamente responsiva alle terapie.

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