Fibrillazione atriale: fattori di rischio e trattementi mirati

Abbiamo già parlato dei sintomi della fibrillazione atriale e di come diagnosticarla. Ma quali sono le cause di questa patologia? Esiste una cura? Ed è possibile prevenirla? Lo abbiamo chiestoal dottor Paolo Peci, responsabile dell’unità di cardiologia e unità coronarica del Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

Le cause di fibrillazione atriale sono molteplici e includono difetti delle valvole cardiache; difetti cardiaci congeniti; enfisema o altre pneumopatie; esposizione a sostanze stimolanti, quali ad esempio farmaci, caffeina, tabacco, o consumo di alcol; insufficienza cardiaca; cardiopatia ischemica; ipertensione; ipertiroidismo o altri squilibri metabolici; un precedente intervento di cardiochirurgia; malattia del nodo del seno (quando il pacemaker naturale del cuore smette di funzionare correttamente), apnea notturna, stress dovuto a polmonite, intervento chirurgico o altra malattia; infezioni virali. Esistono poi dei fattori di rischio che possano favorirne la comparsa o peggiorare la condizione.Oltre alle cause sopraelencate, il fattore di rischio più importante per le aritmie è l’età, che evidentemente non si può cambiare. Invece, uno stile di vita sano può diminuire il rischio di sviluppare dei disturbi del ritmo cardiaco. Si devono evitare i fattori che possono favorire la malattia come l’alcool e il fumo (entrambi stimolanti che fanno battere più rapidamente il cuore) e cercare di mantenere un peso il più vicino possibile al proprio peso forma.

Ma è possibile curarla?

Ci sono diverse soluzioni che possono aiutare a risolvere il problema. Nel soggetto sano in realtà il ripristino del ritmo sinusale (cardioversione) avviene spontaneamente nel 60% dei casi circa, nelle prime 12-24 ore dopo l'episodio acuto. Se ciò non avviene, il medico sceglierà tra due strategie terapeutiche: il controllo del ritmo o il controllo della frequenza. Con la strategia del controllo del ritmo si vuol far tornare il paziente al ritmo normale. A questo scopo si interviene con la cosiddetta cardioversione. La cardioversione può essere elettrica, attraverso la procedura di defibrillazione, un intervento molto rapido che in genere non richiede il ricovero (sono sufficienti alcune ore) e risolve più del 90% dei casi di fibrillazione atriale. L'altro tipo dì cardioversione è farmacologica, con la somministrazione di medicinali anti-aritmici. In alternativa ai farmaci c’è l’ablazione, un intervento con il quale si vanno a distruggere le zone del cuore dove nasce e si sostiene l'aritmia. La procedura è quasi sempre transcatetere (con catetere inserito dalla vena femorale) ed è efficace in circa il 70% dei casi in centri qualificati dove queste procedure vengono routinariamente effettuate. Il controllo della frequenza, invece, si può ottenere con farmaci che evitino al cuore di battere troppo veloce. Inoltre andrà affiancata la terapia anticoagulante, utile a evitare laformazione di trombi, i coaguli di sangue che nel peggiore dei cosìsono responsabili degli ictus cerebrali.È molto importante ricordare che da pochi anni sono stati approvati dei nuovi farmaci anticoagulanti (NAO), che non necessitano più dei controlli ematologici, cioè il prelievo del sangue periodico dell'INR (l'indice di scoagulazione del sangue). Sono sicuri ed efficaci almeno quanto gli anticoagulanti tradizionali e sono prescrivibili solo da alcune tipologie di specialisti, tramite SSN, esclusivamente previa compilazione del Piano Terapeutico. Inoltre va sempre ricercata la possibile causa a monte della fibrillazione o intervenire sui fattori predisponenti.

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