Displasia congenita dell’anca nei bambini: come riconoscerla e correggerla

La displasia congenita dell’anca è una patologia che colpisce circa l’1-3% degli italiani, in prevalenza femmine e con maggiore frequenza nel Nord Italia, e generalmente si presenta già dalla nascita. Un disturbo da non sottovalutare perché, nei casi più severi, può portare disturbi della deambulazione e compromettere anche la salute di ginocchia e piedi. Esiste un modo per diagnosticare la patologia preventivamente? È possibile correggere questo difetto già in tenera età? Ne parliamo con la dottoressa Laura Serena Giarratana, ortopedico e traumatologo del Policlinico San Pietro e di Smart Clinic all’interno del Centro Commerciale  “Le Due Torri” di Stezzano (035.0690881).

Dottoressa Giarratana, che cos’è la displasia congenita dell’anca?

Per displasia congenita dell’anca (DCA) s’intende un’anomalia nello sviluppo dell’articolazione dell’anca che può causare un invecchiamento precoce dell’articolazione (coxartrosi) o, nei casi più severi, condurre a una progressiva fuoriuscita della testa del femore dalla sua naturale sede dell’acetabolo (cavità semisferica al cui interno si trova la testa del femore, ricoperta da uno strato di cartilagine), altrimenti detta lussazione dell’anca.

Quali sono i fattori di rischio della displasia?                                                                                                 

I fattori di rischio della displasia congenita dell’anca comprendono la familiarità, la posizione podalica, l’oligoidramnios (scarsa quantità di liquido amniotico durante la gestazione), l’elevato peso alla nascita e altre malformazioni associate (piede torto congenito, torcicollo miogeno).

Quali invece i sintomi della displasia?

Nel neonato segni e sintomi della displasia congenita dell’anca sono difficilmente individuabili, ma i genitori e il pediatra devono insospettirsi se le gambe hanno lunghezza diversa l’uno rispetto all’altro, se la pelle delle cosce è irregolare e presenta delle pieghe o se si evidenzia una minor mobilità o flessibilità di un’anca rispetto all’altra. Nei bambini che hanno già iniziato a camminare, invece, i campanelli di allarme di una displasia sono la tendenza a zoppicare o ad avere un'andatura ondeggiante.

Come si diagnostica la displasia?

La diagnosi clinica si effettua attraverso manovre che ancora oggi sono ritenute di notevole rilevanza, ovvero la manovra di Ortolani e la manovra di Barlow. Queste si eseguono col neonato supino, afferrando le ginocchia con il palmo della mano e flettendo le cosce ad angolo retto rispetto al bacino, poi con delicatezza allontanando e divaricando le anche. La positività di queste manovre, ovvero l’evidenziarsi di un caratteristico “clic” di entrata o di uscita della testa femorale dalla sede acetabolare, evidenzia un quadro di instabilità o decentramento dell’anca.

L’esame clinico però è insufficiente per escludere la patologia, se non viene affiancato da un’ecografia. Grazie a una diagnosi ecografica precoce della displasia congenita dell’anca è possibile scongiurare i “falsi negativi” e iniziare il trattamento in modo tempestivo, onde evitare un invecchiamento precoce dell’articolazione (coxartrosi) o, nei casi più gravi, evitare di sottoporre il bambino a interventi chirurgici invasivi dopo l’inizio della deambulazione. Importante è quindi attuare un piano di screening, da effettuarsi entro il compimento del terzo mese di vita o, in presenza di fattori di rischio, subito dopo la nascita.

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