Con il sole estivo si fa scorta di vitamina d

Fortifica le ossa, aiuta a prevenire i sintomi dell’asma, riduce il rischio di ipertensione e di infarto e, secondo alcune recenti ricerche, contribuisce a sconfiggere la depressione. Stiamo parlando della Vitamina D o “Vitamina del sole”, che in questo periodo dell’anno tende naturalmente ad aumentare perché passiamo più tempo all’aria aperta.

I benefici per il nostro organismo sono tanti e se da un lato  gli studi dimostrano che i livelli di questo nutriente nel sangue sono spesso molto bassi, dall’altra mettono in allerta, perché un consumo eccessivo di integratori può essere tossico.

Cosa bisogna fare allora?

Il dottor Ahmad Kantar, responsabile dell’unità di pediatria del Policlinico San Pietro e pediatra presso Corpore Sano Smart Clinic, struttura sanitaria del Gruppo Ospedaliero San Donato all’interno del Centro Commerciale “Le Due Torri” di Stezzano, ci spiega perché tante persone soffrono di deficit di Vitamina D e come integrarla nel modo migliore. 

Dottor Kantar quali sono i soggetti che soffrono maggiormente di questo disturbo?

Nessuno è immune dalla carenza di vitamina D. Si stima che oltre il 30-50% dei bambini e degli adulti, negli Stati Uniti, Europa, Medio Oriente, India, Australia e Asia, sia a rischio di carenza di vitamina D per la scarsa esposizione al sole. I più a rischio, anziani (la sintesi di vitamina D nella pelle è ridotta del 75%) e obesi (la Vitamina D viene “sequestrata” nel grasso corporeo). E' quindi importante, nei soggetti carenti o a rischio, l'integrazione di vitamina D.

Perché tanti adulti e bambini sono carenti di vitamina D?

La fonte principale di vitamina D è l'esposizione alla luce solare. Tutto ciò che riduce la trasmissione dei raggi solari UV-B sulla superficie terrestre o interferisca con la penetrazione dei raggi UV-B nella pelle ne influenza la sintesi cutanea.

I problemi riguardanti la carenza della vitamina D in Europa, in particolare, derivano da diversi fattori: i Paesi si trovano generalmente a latitudini più alte; le popolazioni sono diventate sempre più urbanizzate e trascorrono meno tempo all'aperto (indagini statistiche indicano che i moderni abitanti delle città trascorrono l’80-90% del loro tempo al chiuso, limitando fortemente il potenziale per la produzione di vitamina D); la fortificazione con vitamina D degli alimenti è esigua nella maggior parte dei paesi europei e i livelli di integrazione raccomandati sono troppo bassi.

La raccomandazione di evitare l’esposizione diretta al sole come prevenzione tumorale ha avuto come effetto collaterale di mettere la popolazione mondiale a rischio di carenza di vitamina D. Questo risultato è evidente in Australia, dove un drammatico aumento dei tassi di cancro della pelle ha indotto a raccomandare di non esporre mai la pelle alla luce solare diretta senza protezione, cioè abiti o schermi solari (l'applicazione corretta di una crema solare con protezione 15 riduce del 99% la sintesi cutanea di Vitamina D).

Come si può porre rimedio a tutto questo?
Pochi alimenti contengono naturalmente questa vitamina: tra questi pesci grassi (salmone, sgombro, aringhe) e oli di pesce (incluso l'olio di fegato di merluzzo), per cui è essenziale una corretta esposizione alla luce solare (l'ideale è un'esposizione di circa 10-15 minuti quando la quota di raggi UVB è maggiore ovvero dalle 10.00 alle 15.00) o l'integrazione secondo indicazione medica. Il metodo migliore per determinare lo stato della vitamina D di un soggetto è dosarne i livelli sierici. 

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