Botulismo infantile: come riconoscerlo e prevenirlo

Recentemente ha suscitato sconcerto, fra i genitori, la notizia di due lattanti ricoverati in ospedale per botulismo dopo aver assunto del miele. Ogni anno in Italia si registrano circa 20-30 nuovi casi di intossicazione botulinica. Spossatezza, disturbi gastrointestinali, difficoltà a deglutire, disturbi oculari fino ad arrivare a paralisi: questi i sintomi di una patologia rara, e a volte letale, che spesso vengono erroneamente associati ad altre malattie di natura neurologica o infettiva risultando, quindi, di difficile diagnosi. Sotto accusa la scorretta preparazione e/o conservazione di alimenti principalmente in ambito domestico. Come prevenire il rischio? Quali accorgimenti seguire? Ne parliamo con il professor Angelo Colombo, coordinatore dell’area materno infantile del Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro. 

Professor Colombo, come è possibile che bambini così piccoli, alimentati prevalentemente con latte, abbiano potuto contrarre questa malattia che comunemente si pensa sia provocata da cibi inscatolati o conservati, contaminati, soprattutto di produzione domestica?

Capisco che i genitori possano essere sorpresi nell’apprendere che questa grave malattia può colpire anche i lattanti perché non è abbastanza diffusa la conoscenza delle vie attraverso le quali anche il lattante può infettarsi.  Il batterio responsabile del botulismo è quasi esclusivamente il Clostridium botulinum che, se l’ambiente è favorevole (bassa acidità, bassa concentrazione di zucchero e sale, assenza di ossigeno), si sviluppa bene e produce una neurotossina, responsabile della malattia paralizzante chiamata botulismo, ben nota come causa di intossicazione alimentare (botulismo alimentare).

La tossina, che è uno dei più potenti veleni naturali noti, viene distrutta dalle alte temperature (> 80° per 10-15 minuti), ma ne è sufficiente una piccolissima quantità per provocare la morte. Il Clostridium sotto forma di spora è largamente diffuso nell’ambiente (suolo, polvere, acqua, tessuti in decomposizione). Le spore, che sono molto resistenti anche a ebollizione prolungata (100° per 3-5 ore), se vengono ingerite da adulti o bambini di età superiore a un anno non provocano danni (se non in casi particolari di alterazione della microflora intestinale o dell’anatomia gastroenterica). Di contro, se ingerite dal lattante (cioè dal bambino di età inferiore a un anno), una volta raggiunto l’intestino, per la scarsità delle difese organiche (bassa acidità gastrica, flora batterica immatura) vi trovano l’ambiente ideale per maturare o moltiplicarsi producendo “in loco” la tossina che, assorbita dalla mucosa intestinale, raggiunge il circolo e le terminazioni nervose periferiche provocando la paralisi (botulismo infantile). 

Come si manifesta il botulismo infantile? 

Si manifesta con una paralisi di tipo flaccido, simmetrica, discendente che interessa inizialmente la muscolatura innervata dai nervi cranici, ma può progredire fino all’arresto respiratorio e la morte. I primi sintomi sono la stipsi (superiore a 3 giorni), difficoltà alla suzione e deglutizione, ipotonia (con difficoltà a mantenere il busto eretto e perdita del controllo del capo), ptosi (difficoltà a tenere gli occhi ben aperti), midriasi (dilatazione delle pupille), sonnolenza e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie fino all’arresto. 

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